Cameron Winter sembra un ragazzo uscito da un'altra epoca: capelli lunghi e poco pettinati, uno stile scarsamente ricercato, sicuramente lontano da quello curato degli artisti odierni, e un'attitudine irriverente da rockstar anni '70, maledetto e folle.
Molte testate sono convinte che lui e la sua band, i Geese, stiano finalmente ridando un'immagine al rock, rispolverando vecchi generi che ormai sembravano obsoleti e ridefinendoli grazie anche al carisma del loro frontman e alle infinite influenze da cui attingono.
Winter è uno dei pochi fuggiti dal passare del tempo, dalle tematiche e dalla meticolosità compositiva. È riuscito infatti a riportare un qualcosa di selvaggio, viscerale e alla parvenza grezzo alla scena contemporanea. In un contesto dove artisti e produttori sembrano voler premiare più la rifinitura che l'emozione, Winter regala sentimenti grazie alla sua voce vibrante, come fosse un saltimbanco che ama rimbalzare tra il serio e il faceto, tra la gioia (poca) e la disperazione (troppa).
Questa sua evasività ricorre nei suoi testi e si presenta in forme e contesti diversi, ma che convergono quasi sempre in un senso di disagio. Sebbene questi alle volte sembrino rasentare il nonsense, nascondono in realtà disagi e paure recondite, esorcizzate dal delirio sonoro (ascoltare "Trinidad" per farsi un'idea) e lirico.
Nell'affrontare la breve ma intensa discografia dei Geese (e il lavoro solista di Winter) ci si imbatte quasi sempre in due temi: il tempo e la fuga. E, alle volte, una fuga dal tempo.
In questo (troppo) breve articolo, si vuole prendere in considerazione come tempo e fuga vengono raffigurati da Winter e, allo stesso tempo, frugare nelle discografie dei suoi colleghi contemporanei per trovare similitudini o contrasti.
Il loro album del 2023 condensa in sé entrambi i temi: "3D Country" segue le vicende di un cowboy che ha deciso di scappare da casa per fuggire in mezzo al nulla, dove tempo, spazio e mode non contano più niente.
Lo stesso Cameron Winter ha affermato:
the story of an uptight cowboy as he wanders through the desert after taking psychedelic drugs, watching the world around him – and his concept of the self – unravel in the process.
La scelta di prendere un cowboy come protagonista non è per nulla casuale: si tratta di una figura ormai lontana e obsoleta (anche i Western sembrano aver stancato) che prima di partire ha ingerito delle droghe psichedeliche, creando così un effetto di distorsione temporale e di nuova visione del mondo, che ora si rivela dinanzi a lui.
Winter sembra voler annullare spazio e tempo, ma così facendo li rende protagonisti totali del suo progetto.
L'album si apre con "2122", dove Winter sembra raccontare un delirio del nostro cowboy, che si appella a figure mitologiche, mistiche, religiose e lontane di credi e culture esotiche. Si hanno richiami al Dio del Sole, all'età del declino spirituale, ossia la Kali Yuga, Baba Yaga e altri ancora.
L'anelito di una fuga permea tutta la traccia, dove frammenti di testo come "Looking for a place in my life" e "Get out" ritraggono un sentimento di perdita e alienazione dell'uomo del XXI secolo, rifatto a Cowboy.
Nel 1969 i King Crimson stavano raffigurando (anche con una certa precisione) "l'uomo schizofrenico del XXI secolo", nel loro album d'esordio "In the Court of the Crimson King".
Nel primo pezzo, monumentale e innovativo, viene ritratto il protagonista del concept album: si tratta di un uomo che impazzisce nel mondo presente e che soffre di schizofrenia, causata dallo shock della guerra in Vietnam e dal terrore che essa ha portato con sé.
Non riesce a trovare una cura alla sua follia, un delirio ritratto magistralmente sia nel testo:
Death seed blind man's greed
Poets' starving children bleed
Nothing he's got he really needs
Twenty first century schizoid man.
Che nella caotica e tagliente strumentale.
L'uomo ora deve correre al riparo, scappare e cercare un luogo dove la ragione non conta più niente.
Dopo aver affrontato un viaggio descritto passo per passo in tutto l'album, il nostro si ritrova nella corte del re Cremisi, descritta nell'ultima traccia. È un luogo letteralmente fiabesco, con atmosfere medievali cariche di allusioni e metafore, dove oramai abitano tutti gli uomini del XXI secolo, cresciuti in mezzo all'orrore e alla devastazione, costretti a ritirarsi in un mondo fatato, come assuefatti dalla fuga dal reale.
L'unica opzione rimasta è stata cedere.
L'evasione continua in "3D Country", dove si ripercorre l'infanzia del cowboy, che ora però vuole andare via, "lasciando tutto indietro", mentre prova a recuperare e riavvolgere i pezzi della sua vita, che prima in realtà tagliuzzava, faceva a pezzi.
Il viaggio si conclude subito, così pare: "I'm going home", seguito da "It Ain't Easy, livin' all alone" incarnano l'idea di una sconfitta. Ormai è impossibile vivere da soli, e non resta altra scelta che il ritorno a casa, dove continuano ad esistere i rapporti umani dai quali il cowboy stava inizialmente fuggendo. Temi come amore e solitudine dominano il resto dell'album, quasi a simboleggiarne l'onnipresenza.
L'album parla dunque di un abbandono, una rinuncia delle più rosee aspettative di resilienza tramite la fuga, e lo fa attraverso una disillusione immediata, descritta già nella seconda traccia del progetto.
Il sentimento di sconfitta si riprende poi nell'ultima traccia: la meravigliosa "St.Elmo". Qui il cowboy torna a casa, descritta come un luogo tutt'altro che positivo. È dove tutto marcisce, un luogo che simboleggia l'impossibilità di evadere e l'incessante scorrere del tempo, due delle più grandi paure di Winter.
Why don't you go home and rot?
You and the kids you grew up with
What use are my hundred thousand eyes
In the middle of the darkness?
Looking for where the good times went
Down in the dirty with the old boys
Nel 1973 i Pink Floyd cantavano:
Ticking away the moments that make up a dull day
You fritter and waste the hours in an off-hand way
Gli inglesi descrivono un sentore di passività davanti al passare delle ore che compongono una giornata, in cui l'uomo è impossibilitato all'azione e costretto ad un quotidiano spreco del tempo.
La stessa visione nichilista è riportata, più di 50 anni dopo, anche dai Geese. Infatti molto spesso Winter accosta il tema del tempo a quello dell'abbandono, concetti che nei suoi testi sono tanto in simbiosi tra loro quanto nemici per ognuno di noi.
Infatti, nella traccia eponima del loro ultimo progetto, Getting Killed, Winter afferma:
I'm getting killed by a pretty good life
I′m getting killed by a pretty good life
I have been fucking destroyed by the city tonight
I'm getting killed by a pretty good life
Una vita che lo uccide. Ma l'assassino non sembra essere la vita stessa, in quanto descritta come "pretty good", ma un qualcosa di più esistenziale. L'artefice della sua morte pare essere proprio il tempo e il suo scorrere inesorabile.
Non è più l'uomo ad ammazzare più il tempo, ma è il tempo che ammazza l'uomo.
L'anno scorso i Magdalena Bay hanno trattato, con toni e modi diversi, lo stesso concetto. L'autrice, Mica Tenenbaum, si chiedeva come mai si utilizzasse l'espressione "Killing Time" per indicare quei momenti che, in realtà, sono gli unici che prendiamo per noi stessi e non li impieghiamo per compiere attività con uno scopo preciso:
Spend my days patiently
Waiting for the night to creep, yeah
Chasing clouds, counting sheep
I don't know why, but we call it killing time
La pazienza non è più una virtù, ma uno spreco di produttività, e l'attesa assume le forme di pigrizia e inerzia, tracciando un confine netto tra come si dovrebbe impiegare il tempo e come invece lo si ammazza, annullandone totalmente il valore.
Il futuro ha il sapore di un liquore troppo amaro. Così Winter lo descrive in "Drinking Age", una delle tracce del suo lavoro da solista, uscito lo scorso anno.
La scena è di totale abbandono: la voce fievole del cantante si amalgama con una strumentale remissiva e un testo coinciso, disperato, nichilista. Qui Winter, quanto mai annientato, afferma con voce traballante e in continua tensione:
Today, I met who I'm gonna be from now on
And he's a piece of shit
La resilienza tanto ambita in 3D Country è ormai un lontano ricordo, un viaggio fallito tra il tempo perso e il decadimento spirituale. Ormai Winter nel suo futuro si vede solo come un piece of shit.
Nonostante il quadro appaia totalmente pessimista, potrebbe ancora esserci una speranza, presentata nella delicata ballata d'amore "Cobra", singolo estratto da Getting Killed.
Qui l'amore incarna una timida, labile e necessaria speranza: il cantante chiede infatti solo due cose alla donna amata (chiamata semplicemente baby):
Baby, let me dance away, forever and ever
La prega di aiutarlo a fare tutto ciò che ancora non è stato in grado di fare da solo: ballare lontano, per sempre.