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ONLYFANS, LETTERATURA E BUON SENSO

L'era dell'acquario di Fabio Bacà

L'era dell'acquario

Il 25 settembre 2025 è uscito per Adelphi l'ultimo romanzo di Fabio Bacà, uno tra i pochi autori contemporanei italiani che la casa editrice Milanese pubblica ed ha pubblicato nel corso della sua storia editoriale.

Pubblicazione che fa seguito a quella di "Benevolenza cosmica" (2019, Premio città di Moncalieri e Premio Severino Cesari) e "Nova" (2021, finalista al Premio Campiello). "L'era dell'acquario" è il terzo dei romanzi di Bacà ma sopratutto è un romanzo sfacciatamente e ostentatamente moderno, modernissimo anzi contemporaneo, contemporaneissimo.

Fabio Bacà

Perché?

Basta leggere la classica aletta introduttiva Adelphi dove, su sfondo pastello in caratteri Baskerville old face, risalta con prepotenza una parola arcana e misteriosa nel mondo delle belle lettere: OnlyFans. Chi non sa cos'è vada a documentarsi, si masturbi su un contenuto a scelta, per compiere una esperienza come si deve, il platonismo contemplativo non è ammesso, poi torni a leggere.

OnlyFans

Non è spocchia la mia, sia chiaro, mero rigore scientifico. Quindi esatto, avete capito bene, sulla quarta di copertina di un libro Adelphi e ripeto di un libro Adelphi (i primi a pubblicare Nietzsche in Italia) compare la parola OnlyFans. Il richiamo alla prima e più coraggiosa operazione della casa editrice, la pubblicazione di Nietzsche precedentemente rifiutata da Einaudi, non è casuale. Pubblicare un romanzo che tratti esplicitamente il tema della pornografia digitale nel 2025 è come bestemmiare pensando che dio si offenda. La pubblicazione di un libro del genere è anticonformista solo rispetto al conformismo diffuso delle ultime pubblicazioni. Bene.

Ma il libro?

Il libro è brutto. Molto brutto, bruttissimo. Allo stesso però è interessante. Molto interessante, interessantissimo. Prima però qualche necessaria informazione di contesto ovviamente senza spoiler.

Il romanzo di Baca racconta la storia di Chloe, donna dalla bellezza sconvolgente e dal passato oscuro che grazie ad OnlyFans è riuscita a diventare milionaria. Vive una vita fasciata dal lusso e protetta dall'anonimato della fama, spesa tra costosissime cene, feste sfarzose e insignificanti partite di padle.

Un evento tragico la costringe però a ripensare e costruire il suo rapporto con il passato, movimento che mina l'attenta fabbricazione del suo presente. Per sapere questo però bastava leggere la sinossi che, senza nemmeno dover comprare il libro, trovate sul sito Adelphi.

Il punto è un altro.

Il romanzo fin dalle prime pagine ruota intorno al binomio classico di Eros e Thanatos. Il corpo morto di donna ritrovato dall'uomo con il cane nel prologo, è un immagine icastica che semplifica l'idea di amore e morte. La frigidezza del corpo sepolto sotto una valanga si miscela alla sua sensuale nudità.

E così fino alle ultime pagine il libro si trascinerà dietro al carro carnevalesco di questa idea imperitura; con scarsi risultati rappresentativi e aggiungendo un elemento nuovo: la digitalizzazione del corpo. Amore, Thanatos e OnlyFans a mediare tra questi due poli. Il tema quindi è facilmente risolto con questa classica collocazione dialettica; Tesi (amore), antitesi (Thanatos) e sintesi (OnlyFans). La riflessione non sembra procedere oltre. Inserito nella narrazione come esca e inequivocabile contrassegno di modernità la piattaforma a dispetto della sua natura dinamica, intrinseca al digitale, è un elemento statico, immobile in una posa incongruamente plastica.

La stessa plasticità che sconta il realismo di Bacà.

Si perché quella di Bacà è una narrativa marcatamente e sfacciatamente realista, di un realismo perfettamente classcio. Possiamo evincerlo da molti e diversi punti del romanzo, mi limito a riportante brevemente quattro.

1) Denominazione topografica di svariati luoghi: ad esempio il grattacielo Isozaki, dove ha casa Chloe, la protagonista. Le officine Ansaldo dove si tiene una singolare festa di cui dirò dopo, o ancora Nishiki, costosissimo ristorante di sushi.

2) Personaggi reali, dei social, dello sport, della televisione; dello star sistema in generale. In ordine sparso: le gemelle Thantot, Shawn Mendes, Rafael Nadal.

Gemelle Thantot

3) L'insistenza narrativa su Instagram, Whatsapp e ovviamente OnlyFans, indefettibili contrassegni della contemporaneità.

4) La narrazione di fatti verosimili.

Bene ma in di che cosa manca la narrazione?

La narrazione manca di un punto di vista, cioè di un angola privilegiato, di un punto di fuoco che sistematizzi i fatti e li organizzi attorno ad un nucleo di interesse. Questo non significa che ogni romanzo realista necessiti di una morale ma di un idea sì. Già, perché non sto parlando di romanzi in generale, parlo di romanzi realisti; sia ben chiaro.

L'angolatura da cui Moravia guarda agli indifferenti è quella di un misurato disprezzo, di ironica freddezza e lucida preoccupazione politica per quella classe borghese che maggiormente sarà responsabile dell'ascesa del fascismo. Questo è solo un esempio, per chiarire il senso del punto di vista. Si può essere o non essere d'accordo con Moravia ma si deve riconoscere alla sua opera una certa fisionomia formale e strutturale posta in essere da quel particolare angolo prospettico.

Bacà invece da vita a un tessuto stilistico strutturale che somiglia per conformazione a un novello Frankestein. Si preoccupa di confezionare un buon prodotto, assemblando pezzi presi a prestito da forme differenti di buon senso e morale comune e se il buon senso ha significato nella vita dove a importare è l'auto conservazione, non ne ha alcuno in letteratura.

Di questo ponderato e benpensante assemblaggio ne risentono in primis i personaggio, tutti ugualmente simbolici e piattamente iconici icastici. Chloe è ovviamente la protagonista e in quanto tale dispone di uno spettro umano più stratificato rispetto a quello degli altri personaggi ma per nulla fluido.

Lei sconta la stessa prassi assemblatoria del libro di cui è protagonista, assemblamento che si realizza per sovrapposizione di segmenti. Tecnica compositiva utile al buon senso per permettergli di orientarsi con certezza l'ago della morale comune.

Lo sviluppo del personaggio Chloe, ordinatamente narrativo non da vita a un figura che evolve nel corso della narrazione, semplicemente rappresenta stadi successivi dell'umano; Chloe di volta in volta simbolizza qualcosa di differente. Differenziarla quindi dagli altri personaggi non è per un di più di umanità, ma per un oggettificazione simbolica plurale preclusa agli altri.

Il luogo centrale di questa discutibile operazione letteraria lo troviamo circa a metà della prima parte quando Chloe manifesta per la rima volta nel romanzo il suo "disturbo spazio-temporale" in concomitanza del quale apprende anche della morte di suo padre. In questo due eventi che sono anche il grande shift narrativo possiamo ritrovare una duplice direzionalità narrativa: da una parte la volontà di far collassare quelle che già in Kant (e con questo voglio dire che sono concetti generalmente e universalmente riconosciuti) erano gli apriori umani che presiedevano alla nostra percezione di realtà, le categorie di tempo e di spazio; dall'altra la volontà di far collassare l'edificio del presente di Chloe aprendo una voragine alle sue fondamenta: la morte di un padre sospettato di uxoricidio e sedicente viaggiatore extra-mondano.

Lo spicciolo didascalismo della macchina del tempo, cuore pulsante del party alle vecchie acciaierie Ansaldo, evento cui Chloe prende parte poco prima della sua sparizione, risponde allo stesso intento.

La semplicità con cui ho potuto riassumere queste direttive psicologico narrative denota la povertà esistenziale con cui sono rappresentate e del pari evidenzia la loro qualità piattamente simbolica. Sembra uno di quei nomi reali di luoghi o celebrità completamente svuotati di sostanza.

Stesso problema che si riscontra nella rappresentazione di OnlyFans oggetto di un processo di simbolizzazione o svuotamento narrativo simili. La realtà narrativa della piattaforma è puramente dativa e oggettuale. Presiede alla sua rappresentazione una deludente inerzia, la fisionomia del social è ridotta unicamente a una superficie immobile. Le implicazioni politiche, economiche, psicologiche, sociali che una narrazione realistica presuppone sono completamente escluse.

Privo di ogni dialettica questo elemento si risolve in una facile e rapida enumerazione di elementi che il buon senso di norma associa alla piattaforma, bene o male quello che si potrebbe trovare in un servizio delle Iene anche se, questo va detto, Bacà non indulge mai al tragico patetismo del programma televisivo. Soldi, bellezza, svuotamento sentimentale, oggettificazione corporea, normalizzazione. Questi sono i termini che più volentieri sono associati alla piattaforma: un paese dei balocchi, sintomo inequivocabile di una generale e capillare corruzione della moderna civiltà digitale.

Tanto più se ad essere rappresentato non è il "sottoproletariato digitale" cioè "quelle che per 50 euro si infilano due cazzi di gomma nel culo" per citare Valentina Nappi; ma ovviamente quelle che masturbandosi castamente hanno un conto in banca di 6 milioni. Ed è questo il caso della nostra protagonista.

Vendere l'anima la diavolo, perché l'idea che passa è poi questa, da buoni e facili frutti. Dove poi al posto di diavolo si può leggere: moderno appiattimento della vita, digitalizzazione del sentimento e pornografia del sé.

Certo quello con il diavolo è un commercio che espone a dei rischi. Quali? Accorgersi come se ne accorge la protagonista che la propria vita è priva di significato, priva di umanità e lanciarsi quindi in una corsa nevrotica nel tentativo disperato di recuperarle. Umano e Significato, quelli con la maiuscola, che sono ragionevolmente incarnati dal fratello di Chloe e dal figlio del fratello Samuele.

In questa seconda e terza parte anche la narrazione acquista un andamento compositivo più disteso e lento rispetto alla prima in accordo con la medietà tipologia dei personaggi messi in scena.

Un ultimo punto da toccare riguarda lo stile che forse può anche il illuminare sull'incongruenza rappresentativa che emerge in questa seconda parte. L'idea generale che presiede alla scelta stilistica mi sembra quella di comunicare al lettore al modo della pubblicità. Massimamente significativa in questo senso è la descrizione del personaggio di Chloe a pagina 33. L'espediente retorico "pubblicitario" però perde d'efficacia e risulta stucchevole perché troppo scopertamente espresso. La differenza che passa tra pornografia ed erotismo: per il primo bastano un pene e una vagina per il secondo serve altro.

A tratti poi questo stile medio e pubblicitario ma insieme sfacciato si scontra con inconsulte impennate; sofisticazioni stilistiche inutili e accessorie. Persone che ballano vengono definite "Magma entropico di ritmo e grida", "la visione del fratello desacralizzato alla fine del matrimonio" oltre a una sequenza imprecisa di termini medico scientifici del tutto fuori luogo. Una prosa priva di identità che in qualche maniera ricorda Houlebbecq. A differenza del francese però è molto più variegata e questo contribuisce a veicolare un sentimento di contraddittorietà superflua, sfoggio manieristi di uno stile che potrebbe essere stato e invece non è non per mancanza di talento dell'autore ma semplicemente perché "l'autore demiurgo non ha voluto".

Roland Barthes

Così il libro di Bacà viene ad essere bruttissimo e interessantissimo insieme, come erano interessanti le pubblicità per Roland Barthes. Fatte ovviamente le dovute proporzioni: io non sono Barthes e quello di Bacà non è pubblicità ma un romanzo.

Un oggetto narrativo, testuale che ha importanza non di per sé ma solo se filtrato da una serie di contingenti specifiche storiche.

Preme su questo libro, da ogni lato, la modernità, così perentoriamente chiamata in causa e sono queste pressioni a definirne la fisionomia, che poi si quella di un vuoto pneumatico poco importa, anche il vuoto e forse il vuoto sopratutto illumina il contorno.

FS