TOO HARDCORE MAN!

Drum and Bass

L'Hardcore, quello più estremo, si era iniziato a diffondere negli UK dopo la Second Summer of Love: prendendo le sonorità della House americana, i DJ inglesi avevano iniziato a esplorare nuovi confini della musica dance, che aveva bisogno di un qualcosa di più, un richiamo quasi violento alle radici made in USA.

Questa necessità fu soddisfatta verso la fine degli anni '80 quando nelle sale da ballo inglesi si presentò l'Hardcore (o Happy Hardcore): un genere che deriva dalla House, ma che ne accentua la rapidità e l'amore per ritmi convulsi, incasinati, urgenti. Non c'erano build ups, drop memorabili o momenti in cui si sentiva che la traccia aveva raggiunto il proprio culmine. Era la musica dell'immediato, del "qui e ora", dove era importante sfogarsi lasciandosi trasportare dalla ripetitività minimalista, viscerale, metallica, dove i sample delle divas (spesso cantanti soul di grande spessore) venivano presi e deturpati, privati di ogni minima traccia di sensualità, per creare un effetto stridulo, con i bpm assillanti che si aggirano intorno ai 200.

In quel periodo l'Hardcore dominava i club: martellate metalliche che tartassavano ininterrottamente orecchie, corpo e mente, mentre il pubblico nella sala da ballo si muoveva come una massa unita, parché sapevano che quella musica, se ascoltata da soli, avrebbe perso tutto il suo significato. Era un genere per le masse, da essere ascoltato in gruppi numerosi e da sistemi sonori potenti. L'Hardcore fuori dalle piste da ballo perdeva semplicemente tutta la sua magia.

Way too Hardcore, man…

Muzik Magazine

Dopo qualche anno però, il pubblico si era stancato di questo genere così "asciutto". Si era perso il concetto di sensualità, ordine o quantomeno melodia. Si era trasformato tutto in movimenti convulsi e violenti, tralasciando emozioni e sentimenti, che ora però dovevano essere rievocati.

Successivamente, il sodalizio tra l'Hardcore, la House (che era stata recentemente importata negli UK) e le sonorità DUB e Reggae nere avevano dato vita a uno dei generi dance più iconici e fondamentali di tutti i tempi: la Jungle.

Negli anni successivi iniziarono a svilupparsi dei sottogeneri più pensati, lenti e meno "Hardcore". La matrice era la newborn Jungle, da cui si eredita l'amore per i breakbeat di batteria, anche se ora le sonorità metalliche sono sostituite da elementi melodici, non ancora propriamente sensuali, ma almeno si dava spazio ad una musica più pacata.

Così fuoriescono dei generi che, principalmente a livello melodico, sono più interessanti e meno asettici dell'Hardcore: un esempio è il Darkcore, che si presenta come il cugino gotico della Jungle. Qui i ritmi sono più cupi e i sample alle volte derivano da veri e propri film horror, ma la grande novità è soprattutto il rallentamento dei bpm, che ora sono "solo" sui 140, invece che i quasi 200 della Happy Hardcore.

Il Darkcore, così come il Drum n Bass, aveva riacceso la vena artistica di diversi DJ, che ora potevano far valere le loro diverse formazioni musicali. Così, intorno alla metà del 1993, venne a galla un nuovo ottimismo, portato avanti da alcuni artisti che si sentivano più liberi di spaziare tra generi, senza tradire la matrice Jungle.

L'intelligent Hardcore

Ed ecco che dalla fertile palude Hardcore/Jungle cominciarono, verso la seconda metà del 1993, a fuoriuscire nuovi artisti che, grazie anche ai loro più disparati background musicali, riuscirono a dare una nuova spinta e a portare una ventata di novità a tutta la scena dance in Inghilterra.

Uno dei sottogeneri più rilevanti al tempo era l'"Intelligent Hardcore", che aveva attratto diversi DJ, ma non le radio locali, che in prima battuta non ne avevano apprezzato l'originalità né la pacatezza. I detrattori inizialmente erano convinti che si stessero facendo passi indietro, gridando al regresso e al sellout degli artisti che stavano provando ad andare incontro alla richiesta (soprattutto femminile) di nuove sonorità.

Si tratta di un'epoca che partorì figure fondamentali e iconiche nel mondo dance, mettendo in risalto le abilità compositive dei DJ, che fino ad allora erano stati additati da molti come "non musicisti", incapaci di creare delle tracce che sarebbero rimaste nel tempo. Un'accusa che andava contro al concetto di immediatezza e di effimerità del mondo Hardcore.

I protagonisti

Robert Haigh

Uno di questi è LTJ Bukem, che all'inizio della sua carriera aveva formato una band Jazz-funk, per poi diventare un DJ verso la fine degli anni '80. Questo suo background musicale però gli fu di grande aiuto, dal momento che prese la scena Drum and Bass e, con le sue serie chiamate "Logical Progressions", gli aggiunse un tocco di "fluidità", con sfumature jazz e ambient. Venne così coniato il termine "Ambient Hardcore", espressione che qualche anno prima poteva sembrare un ossimoro, ma che ora era necessaria.

Nel 1994 esce Vol.4, progetto di Robert Haigh, un altro musicista dalla formazione variegata, che apprezza il jazz di Miles Davis e il Dub di King Tubby (eccentrico personaggio di cui abbiamo già parlato), fondando un gruppo avant-funk per poi darsi inizialmente alla House e successivamente ai suoi lavori Jungle sotto l'appellativo Omni Trio.

Omni Trio

"Nu Grooves", singolo estratto dall'EP, si apre con un fischio, accompagnato da un synth inizialmente sullo sfondo, ma che poi si accende sempre di più fino a diventare quasi protagonista. In seguito subentrano molti elementi variegati, tra cui un piano che pare uscito da una fiaba e una voce quasi balbettante, accompagnata da bassi minimal e qualche strascico di quelle martellate metalliche a cui ci aveva abituato l'Hardcore. In tutto il progetto si sentono ancora infatti influenze Hardcore, come il desiderio di urgenza e immediatezza, anche se meno accentuati.

Nello stesso anno, poi, Haigh rilascia il suo lavoro più innovativo: VOL 5 (anche chiamato Soul Promenade). L'EP si apre con "Living for the Future": qui una voce quasi provocante, quasi robotica viene messa in loop e accompagnata dolcemente da un synth solenne che rimane timido sullo sfondo. Questo progetto apre le danze ad un'ondata di novità che si rifletteranno sulla pista da ballo; il messaggio che Haigh manda con questo EP è infatti chiaro: ormai l'Hardcore deve farsi da parte, perché la musica sensuale e smooth sta tornando.

Goldie

Il DJ che probabilmente fu il più visionario di tutti è però Goldie, fondatore nel 1994 dell'etichetta Metalheadz. Fu visionario già agli inizi, quando in Terminator presentò al mondo la tecnica del time stretching: si possono ora campionare le voci, alterarne la velocità senza cambiarne il pitch, potendo dunque mantenere la sensualità dei cantanti campionati.

Il suo capolavoro di raffinatezza si trova, poco dopo, nella soave Angel: qui la delicatezza jazz si fonde con il lato più aggressivo dei synth, formando un contrasto dove la coesistenza tra passato e presente non è mai stata così naturale.

Ma il suo capolavoro è Timeless: uscita nel 1995, si tratta di una traccia colossale, che fa parte della più ampia categoria del Drum n Bass, ma a cui aggiunge una serie di novità che cambieranno il panorama underground inglese. Il pezzo si apre con un synth solenne, quasi aeriforme, all'interno di un'atmosfera calma, quasi malinconica, con la voce campionata di Diane Charlemagne che pare un grido nel vuoto. I bassi subentrano con calma, andando contro all'urgenza dell'Hardcore, mentre l'ambiente intorno rimane indefinito, un deserto sonoro che fino a quel momento è rimasto nell'ombra, ma che ora veniva scoperto da una nuova alba musicale.

Questa canzone mi ricorda un pò i Pink Floyd degli inizi, con la loro Alan's Psychedelic Breakfast: capace di essere mainstream nonostante la durata colossale (i Floyd con 12 minuti, Goldie con poco più di 21) e assolutamente innovativa, ed entrambe (seppur in contesti totalmente diversi) progressive. Insomma, con Timeless Goldie fu il primo ad accontentare tutti: da chi voleva ascoltare del Drum n Bass in casa da solo, a chi voleva lasciarsi andare in discoteca, dalle radio ai critici, dai nonni ai nipoti…

Un collettivo importante della stessa ondata di Jungle "pacificata" sono i Foul Play. La loro traccia più celebre, "Open Your Mind", mette in luce l'ormai incontestabile importanza del Soul nella scena dance, campionando la voce profonda, delicata e sexy di Sahara e la rende parte di una hit. I breakbeat di batteria sono imperanti mentre i bassi ricordano un po' il wobbly che renderà, qualche anno dopo, il Dubstep così irresistibile.

L'ascesa mainstream

Insomma, i generi dance più in voga verso la fine del 1994 funzionavano sia all'interno dei club che nelle piccole camerette dei giovani inglesi. Nelle sale da ballo erano tornate mosse di bacino e movimenti più sensuali, guidati da sample che scomodavano artisti soul di grande calibro e instrumentals più "fluide". D'altra parte, l'ascoltatore solitario tramite cuffiette poteva comunque apprezzare molto di questa nuova ondata Jungle, caratterizzata da elementi sonori interessanti e che riuscivano spesso e volentieri ad accostare generi diversi nella stessa traccia.

In questo periodo, gli artisti Drum n Bass più ispirati avevano in mente due obiettivi principali quando componevano: portare una declinazione del genere che non si era mai vista, inserendo nuovi grooves e valicando i confini sonori preesistenti, e creare una traccia che potesse essere suonata in un club ma anche utilizzata come soundtrack per i film.

Il campo cinematografico stava diventando un ambito verso cui anelavano molti artisti, convinti che il Drum n Bass potesse farsi valere, soprattutto nella sua variante più ambient, anche nelle sale cinematografiche.

Alla fine del 1994 ormai ci era quasi dimenticati dell'Hardcore di pochi anni prima, all'interno di un contesto in cui l'eleganza si era fatta lentamente largo nei club e tra le mura domestiche, dove l'amore per l'evoluzione aveva vinto contro i conservatori e nostalgici. Questi sottogeneri Jungle porranno le basi per molte diramazioni nel mondo dance, come il 2 step (che a sua volta darà vita al Grime), e il gusto per l'ambient sarà fondamentale per l'ascesa silenziosa dell'IDM.

Il 1995 cominciava quindi con la consapevolezza che ormai la decisione e la durezza Hardcore erano state cancellate dall'indefinito e il fluttuante della "new wave" Jungle.

EC