Nella Chicago periferica degli anni ‘80 ci si calava un po' di tutto: testimonianze ricordano di Quaalude, funghetti, PCP, THC ed Ecstasy, sostanze che venivano consumate in modo smodato prima delle serate, durante le serate e sulla via del ritorno. 

Questo simpatico ambiente accompagnava per mano l’ascesa della House, genere dance elettronico che prende il nome dal gay club “The Warehouse”, nato sempre a Chicago, sempre in quegli anni. 

Il groove, le basslines e l’atmosfera dark del genere formarono un sodalizio perfetto con il mondo degli stupefacenti, dove l’Ecstasy era assoluta protagonista: si arrivava spesso nei locali già alterati, e mentre si ballava non ci si privava di certo di qualche sospettosa sosta nei WC, tornando poi più ballerini di prima. 



Un binomio così potente non rimase circoscritto nei confini americani: verso la metà degli anni ‘80 migliaia di pop star americane e inglesi si incontrarono in una piccola isola presso le coste Valenciane per prendersi una meritata vacanza.

Ibiza era stata luogo di libertà e destinazione preferita di molti omosessuali durante il regime dittatoriale di Franco: dando vita a feste e orge senza inibizioni, l’isola con gli anni divenne il punto di ritrovo ideale per chiunque volesse fare una spensierata scappatina edonistica. 

E in quel periodo non ci si poteva certo divertire senza della buona musica House e la sua migliore amica Ecstasy, portate dagli amici americani sulle coste spagnole e mai più abbandonate. Lo stile di vacanza di cui Ibiza si faceva carico cambiò la concezione artistica e musicale di moltissimi. Tra i tanti, anche i New Order presero ispirazione da quell’ambiente magico, partorendo nel 1989 “Technique”, un album che racchiudeva nella sua sonorità le feste e la psichedelia Balearica. 


Locali come l’Amnesia, il Glory’s e il Ku erano il fulcro delle serate: qui i DJ americani proposero e pubblicizzarono il loro stile, portarono la House anche in Europa e diedero vita al cosiddetto “Ibiza sound”. Riproponendo la House in contesti diversi e mescolandola alla Trance, i DJ isolani trovarono la combinazione perfetta tra groove e psichedelia, tra danza e droga, sensazioni ed empatia. 


Per quanto ampi e spaziosi, i club sembravano non essere più in grado di accogliere la fiumana di gente che veniva da ogni lato d’Europa e del mondo: e fu così che Ibiza divenne un centro nevralgico della cultura rave. 

Furono soprattutto i pezzi suonati da DJ Alfredo a ispirare altri DJ, soprattutto inglesi: lui prendeva i sound di New York e Chicago e li mixava, dando vita a hit internazionali rivisitate e riadattate in base alla risposta del pubblico. 


Innamorati, strafatti e stanchi, ecco che i nostri DJ inglesi dovettero fare le valigie e tornare in patria, dove però decisero che la festa non finiva di certo lì: mixando la House con il tipico sound Balearico, diedero vita all’Acid House.


L’utilizzo del sintetizzatore Roland TB-303 aveva permesso di creare delle sonorità quasi aliene, futuristiche e squillanti, ipnotiche e ripetitive, distorte e minimaliste, con BPM che si aggirano intorno ai 120-130 e dettano il ritmo per il ballo, che non era né sfrenato né pacato, ma si collocava nel mezzo. 


E ancora una volta il tempismo fu perfetto: nelle strade inglesi, in particolare nei quartieri di Manchester, l’Ecstasy stava iniziando ad essere la vera star delle serate. Il suo ruolo era tanto determinante che alcuni direbbero fosse più fondamentale anche dei musicisti e della musica stessa.   


Nell’estate inglese dell’89 si respirava un clima caldo, afoso e teso, contraddistinto da una classe sociale povera che diventava sempre più povera e uno spirito capitalistico, promosso dall’allora Primo Ministro Margaret Thatcher, mai così acceso. Serviva una via di fuga, un ambiente in cui il respiro non sarebbe stato affannoso e pesante: così i giovani si riversarono nelle piste da ballo. 


Ed ecco che a Manchester si sviluppa un grande amore per i locali House, come nel caso de l’Hacienda (fondato dal manager dei Joy Division e New Order, Rob Gretton), definito come la porta da aprire se si voleva entrare nel mondo dance (“gateway to the dance world”): qui la gente si incontrava e ballava, ballava e ballava ancora, infaticabile, spinta da una forza motrice che colpiva la loro empatia e la loro coscienza, insieme a braccia e gambe. Il mercoledì sera in particolare aveva luogo la “Ibiza-themed hot Night”, dove una piscina, una pista da ballo e la distribuzione gratuita di ghiaccioli rievocava l’atmosfera magica e festaiola dell’isola. 

Il locale raggiunse una popolarità tanto grande da attirare alcune tra le band più importanti del tempo, come i The Stones Roses, gli Happy Mondays e gli 808 State. 


La scena Rock inglese (soprattutto di Manchester) avrebbe infatti dato un enorme contributo ai club prima e ai rave poi, con gruppi come i The Stone Roses e gli Happy Mondays che partorirono diverse tracce diventate hit per le piste da ballo, con sonorità vicine alla psichedelia e all’ipnotismo. Soprattutto i secondi erano l’anima della festa e un loro membro, il leggendario Bez, aveva il solo incarico di ballare, fare il matto e gasare il pubblico.


L’unico club nel mondo Acid che potesse tenere testa a l’Hacienda era lo Shoom, fondato nel 1987 da un DJ fino a quel momento sconosciuto: Danny Rampling. Anche lui si fece ammaliare da Ibiza e, tornato a Manchester, investì tutto quello che poteva nel suo nuovo progetto: si trattava di un club che doveva riproporre quel sound di cui tutti si erano invaghiti durante il loro soggiorno sull’isola, magari con qualche ritocco made in UK

Anche se inizialmente la risposta del pubblico era stata fredda e indifferente, lo Shoom non ci mise troppo a diventare un fans favourite: ed ecco che centinaia di persone riempivano il loro locale di fiducia, amato sia per la musica che suonava sia per le droghe che giravano al suo interno che, ormai lo abbiamo capito, erano diventate indispensabili. 


Indispensabili sì, ma non sempre viste di buon occhio dalle autorità, che iniziarono a mettere pressione ai club, ormai alle strette con la legge. Come spesso sfortunatamente accade il genere musicale e il suo pubblico vennero associati all’utilizzo di sostanze stupefacenti, come se dai primi due dipendesse obbligatoriamente il terzo. Ed ecco che i club, per salvarsi la faccia, decisero che con il mondo Acid House avevano chiuso, facendo sorridere la polizia e piangere gli appassionati. 


Le lacrime, però, furono asciugate in fretta e si arrivò velocemente ad una soluzione: i club, diventati troppo stretti e inospitali, non erano più il luogo dove recarsi a ballare. 

Molti giovani notarono che vicino a Manchester c’era una grande autostrada e che presso questa vi erano enormi distese di prato, che erano inutilizzate e pronte per un palco, birre, musica e baggy jeans danzanti. O almeno, così la pensarono gli inglesi. 


Ed è in questo contesto in cui nascono i rave, enormi rave, a cui partecipavano  più di 10.000 persone ogni weekend e dove si suonava non-stop l’Acid House. Basta guardare un paio di video per farsi un’idea della vastità e della portata del fenomeno Acid e del perché ognuno diceva di avere il “time of my life”: un palco in mezzo a un prato vicino ad una tangenziale, nessun dress code (anzi a volte i dress non c’erano neanche) e un fiume di birra che scorreva per ore ed ore, rifornendo chi si trovasse rapito dalla musica o stremato dal caldo. E pasticche, una marea di pasticche.


Fino a quel momento le autorità avevano tenuto un atteggiamento di tolleranza e indifferenza davanti al fenomeno rave, che aveva avuto una diffusione tanto repentina quanto rivoluzionaria, gettando nella confusione le autorità inglesi. 


L’evento che cambiò la concezione del pubblico su quello che stava succedendo fu l’Ecstasy Airport, un rave diventato famosissimo per via dell'enorme affluenza (20.000 persone), della vaga presenza di droghe (forse eh) e vista la tenera età di alcuni partecipanti (si dice ci fossero 12enni). Ed ecco che, una volta che queste notizie arrivarono alla stampa, scoppiò il chaos mediatico: “Tossicomania”, “Evil of Ecstasy” e “Spaced Out” erano solo alcuni dei titoli con cui i giornali attaccavano i rave, i loro partecipanti e le loro droghe. 

Da quel momento in poi, iniziò una guerra tra la polizia e i cosiddetti Rave Promoters, con i primi che cercavano in tutti i modi di farsi dire dove avrebbe avuto luogo il prossimo rave e i secondi che facevano marameo. 


5. La second summer of love annega 

Ma la musica si fermò nelle prime ore del 20 agosto 1989, spegnendo definitivamente la Second Summer of Love sulle sponde del Tamigi. Qui un gruppo di 130 giovani stava festeggiando un compleanno su una barca quando, distratti dalla festa, non si accorsero di essere in rotta di collisione con un’altra barca. L’impatto diede vita ad una tragedia, causando la morte di 51 persone. 


Le autorità inglesi non potevano più chiudere un occhio nei confronti della scena rave e festaiola inglese, dovendo intervenire con pugno di ferro e intransigenza per porre fine a quella che è passata alla storia come la Second Summer of Love.


Ribelle, amata dai giovani e osteggiata dai potenti, quell’estate aveva incarnato alla perfezione lo spirito di ribellione e protesta, ricercata spensieratezza e fuga liberatoria, contro l'affannoso caldo e l’opprimente ideologia thatcheriana. 

Insomma ancora una volta la musica, trovando per strada un’alleata efficace, è stata in grado di salvare lo spirito dei giovani e il loro bisogno di leggerezza.