Niente di Buono sul Fronte Mondadori

Per la terza volta suona nel mio orecchio la sveglia. Sempre ad intervalli di cinque minuti. Mi alzo per spegnerla del tutto e tornare nel letto senza alcun disturbo.

Ormai sono sveglio. L'orologio segna le 8.45. Ho perso il treno delle 9. Il treno delle 9 è l'unico che dal mio paese mi porta alla stazione Centrale. Uno ogni ora. Tutti gli altri fermano in stazioni troppo lontane dai miei obiettivi, costringendomi a fermate intermedie e lunghissimi minuti sulla metro. Tre sveglie mancate, quindici fermate di metro in più.

In dieci minuti sono fuori di casa. Col tempo ho saputo affinare e ridurre all'osso tutte le azioni superflue, per racimolare due o tre minuti di sonno, persi nelle due ore di reel prima di andare a letto, comunque fisicamente inutili, ma psicologicamente necessarie.

Ho tempo e cammino piano. Tiro su una sigaretta. Prendo un caffè e brioches rigorosamente surgelata, rigorosamente sufficiente a soffocare rumori stomacali, ancora non del tutto accettati dalla società.

La scelta di treni tra le 9 e le 10 è vasta. Nella mia testa comunque prima è meglio è.

10.19 il treno arriva alla stazione.

10.35 Sesto San Giovanni.

Scendo.

Scale infinite. Chiedo soccorso ansimante all'aria ghiacciata che mi soffoca ancor di più.

10.45 metro rossa, destinazione Duomo, poi tragitto a piedi.

In metro nulla di strano: musica se guardo il mondo sotterraneo che mi circonda, ASMR se leggo e non voglio distrazioni, comunque sempre qualcosa nelle orecchie che mi isoli, o forse ho le orecchie dipendenti dal rumore.

11.15 Duomo.

Scendo.

C'è una fiumana di gente. Rigorosamente scale mobili anche a costo di perdere 5 minuti. Pensandoci sembra una cazzata. Non il perdere altro tempo, ma i 5 minuti. Sono pochissimi. La mattina sembrano un macchio. Forse solo nelle mattine meneghine.

Passo i tornelli e qui si mi tocca l'ultima rampa di scale. Me la faccio. Mi sta bene.

Uno, due, tre, quattro… sbuca il Duomo. Direi al 20esimo gradino? Non lo so. Non li ho mai contati attentamente.

Piazza: piccioni, cosmopolitismo fotografico, pose con sfondo artistico nel tentativo di appropriarsi di un pezzo della città, evento musicale/politico/sportivo/non-me-ne-frega-un-cazzo con tanto di impalcature in acciaio e gru.

Mondadori

Sulla sinistra la Galleria e quell'insieme di palazzi alle cui spalle soggiace un mondo a parte e nascosto, fatto di negozi di ogni tipo dalla Lego ad Alcott-Zara-Bershka (questa non è mia, è di Baby Gang), da Bershka al Panzerottaio, dal Panzerottaio alla Feltrinelli. Si alla Feltrinelli ci sono stato alcune volte, ora che ci penso anche dal Panzerottaio.

Sulla destra, a differenza della sorella celata dentro la galleria, a soli 10/15 metri la Mondadori di piazza Duomo. Cazzo! un punto nevralgico della cultura milanese, anzi direi italiana, no Milano è internazionale, quindi come minimo EUROPEA.

Mi avvicino alla libreria/cartoleria/negozio di dischi/centro estetico/Ristorante/Cinema (magari)/sala di lettura/spazio ricreativo per bambini/Centro Alcolisti Anonimi.

Una ragazza impellicciata di finta pelle grigia mi punta. Al collo un nastro rosso brandizzato Mondadori e un cartellino con un nome inciso sopra, deduco il suo. Facciamo Giada.

Giada è accompagnata da un altro ragazzo, non impellicciato, senza nastro e dunque cartellino e dunque senza nome. Giada, ancora deduco, deve insegnare il suo lavoro all'altro. Tutto chiaro.

Giada si mette in rotta di collisione.

Cerco di contattarla via radio informando la mia rotta e i cambi di direzione. Non risponde nessuno.

Viro leggermente: direzione sud-sudovest. Giada risponde: nord-nordovest. Rotta di collisione.

Inverto, direzione: sud-sudest. Ad ogni cambiamento la distanza che mi separa da Giada/ragazzo-senza-nome si riduce drasticamente. Giada risponde: nord-nordest. Ci scontriamo.

"Ciao ti posso rubarti due minuti"

"Certo"

"Qual è l'ultimo libro che hai letto?"

Fermi, fermi. Devo dire la verità? Ma poi se dico la verità mi viene in mente l'ultimo libro che ho letto? Chi se lo ricorda, ne leggevo tre contemporaneamente. Certo c'ho messo un bel po' di tempo però non ne ho proprio idea lì per lì. Brava Giada mi cogli alla sprovvista. Molto astuta.

Mentiamo dai. Anzi inventiamo.

"Sempre buia la notte. L'ultimo di Thoms Spencer"

"Ah interessante. Non lo conosco, lo recupererò. Che genere di libri ti piace leggere di solito"

Giada caspita è proprio vero che non lo conosci Thoms Spencer sennò sapresti che amo il neosurrealismo-fantasy.

"Romanzi tipo fantasy"

"Ok, ok interessante. Senti stai cercando lavoro/hai qualche interesse nel lavorare in Mondadori/amici che potrebbero essere interessati?"

No dai dimmi che libro hai letto tu Giada, che palle. Vabbè.

"No, in verità no"

"Ok, Grazie e scusa per il disturbo. Ciao"

"Ciao".

Giada e il ragazzo senza nome, che se non altro ora avrà capito come funziona il mestiere, mi sorpassano in cerca di un'altra preda.

Sovrappensiero, rimuginando su quale sia effettivamente l'ultimo libro che ho letto, mi ritrovo finalmente innanzi alla faraonica, monumentale, babilonica Mondadori.

Lì, sott'occhio, le ultime uscite, i cavalli di battaglia del mercato libresco. Forse i libri che Giada avrebbe voluto sentirsi dire. Speriamo sia più fortunata con un altro passante.

Allora analizziamo meticolosamente partendo da sinistra:

sul confine labile tra la struttura megalomane Mondadori e il bar/caffetteria alla sua sinistra, che sicuramente vende il caffè al triplo del prezzo del tuo bar di fiducia, che tuttavia non può di certo vantare di essere in piazza Duomo, troviamo un'intera vetrina dedicata all'ultima opera di Hazel Riley e Karim B.

Partiamo da quest'ultima: Karim B. pseudonimo di un'autrice italiana non meglio identificata. Sappiamo amare i vampiri, Taylor Swift e la cucina della nonna. Almeno così ci fa sapere l'autrice. Avete capito no di chi sto parlando? Io non molto. Ho pensato a chiunque. Fatemelo sapere voi. Anzi no, non fatelo.

Hazel Riley classe '97, pseudonimo di un'autrice sarda. Di lei sappiamo scrivere da quando ne ha memoria. Dunque non è dato sapere quando. Tutto sommato siamo invece certi di quando ha smesso. Azzardo un 4/11/2025 data di pubblicazione dell'opera in esposizione: But Santa I love him.

But Santa ecc. è un libro gioco-natalizio, con l'unico scopo di intrattenerci dal primo di dicembre alla vigilia, pronti finalmente per abbandonarlo, in favore dei tantissimi regali natalizi, magari presi sempre in Mondadori accanto a questo pseudo-calendario. Ci troviamo di fronte chiaramente ad un'opera post-moderna.

Proseguo l'immersione nel vastissimo mondo della letteratura italiana.

Ecco la vetrina delle novità, la più corposa della struttura, composta da ben cinque scompartimenti differenti, ognuno dei quali, in base all'importanza dell'autore, presenta un maggior o minor numero di opere.

Già ve lo dico: solo i grandi autori dell'ultimo secolo, e di questo ventunesimo, possono vantare di aver occupato anche solo un terzo delle vetrine Novità.

Uniche due eccezioni Papa Francesco e Angela Dorothea Kasner, coniugata Merkel, entrambi in grado di occupare il 100% della propria vetrina in una botta sola.

In fila indiana, a nove copie per opera, troviamo: in pole position Nightshade dell'ingegnere aerospaziale di mattina e scrittrice di notte Autumn Woods. Romanzo indefinibile, difficile da catalogare come tutti i grandi capolavori (Romanzo rosa, Contemporaneo, Fiction Gotica, Thriller).

Gramellini

In seconda linea Marcello Simoni, uno dei nostri baluardi all'estero, oggi solo per noi con il suo "L'eredità dei gattopardi". Lui si, catalogabilissimo nel genere Thriller Storico, accompagnato fra le altre cose dall'effige che recita: "L'autore italiano N° 1 in classifica e più letto nel Mondo".

Alla sua sinistra Massimo Gramellini, perché comunque Gramellini è pur sempre Gramellini, una delle menti più acute e brillanti oggi in Italia, capace di dissotterrare dalle tenebre le incongruenze e contraddizioni del nostro tempo, combattendo con pensiero originalissimo il qualunquismo più abietto e spiccio. Cito così dall'opera in questione "L'amore è il perché" «Rifiutarsi di amare per paura di soffrire è come rifiutarsi di vivere per paura di morire.» (Pubblicato il 14/10/2025 da Perugina Editore. Avrà un posto assicurato nei futuri baci accanto a Shakespeare e Leopardi).

Facciamo un salto chilometrico e in fin dei conti pindarico, volando verso il secondo reparto delle Novità.

Questa è un po' come casa nostra, con quel suo profumo di camino, la confortevole copertina della Pimpa, l'odore avvolgente della caldarrosta e della tazza di cioccolata calda con peperoncino nei pomeriggi autunnali dei fine settimana di pioggia o neve (speriamo). È il nostro pertugio letterario, familiare. Parliamo degli ultimi due MEGA-ROMANZI di Ken Follett e Dan Brown. GLI IMPERDIBILI, I FANATSTICI DUE (ma anche scemo più scemo va benissimo). Uno affianco all'altro. Coppietta mica male. Sogno erotico da saga familiare.

Il loro posizionamento è giustificato ovviamente dal movimento letterario entro cui incasellare le opere di questi due autori e quindi anche il "Cerchio dei giorni" del primo qui sopra e "L'ultimo segreto" del secondo: il minimo-ottocento-paginismo.

Queste due opere costano non poco, è vero, ma sono dotate della doppia funzione libro-trofeo. Futuri divi del vostro salotto.

Alla domanda: "Quante stanze ha casa tua?"

Risposta: "Ci sono due camere da letto, un bagno, la lavanderia, il salotto con cucina open-space, Ken Follett e Dan Brown".

Alle spalle di questi mostri sacri, ben custoditi all'interno della libreria, ma comunque accennati, in un invito implicito: lettori non preoccupatevi abbiamo due interi scaffali dedicati a Murakami, cui bussa timido e impercettibile l'Alchimista di Coelho, ormai un Cult.

Di fronte allo scaffale, possiamo dirlo? Un'opera artistica contemporanea sublime: la montagnetta piramidale dedicata al più grande giornalista di destra in vita! Quindi il più grande giornalista punto! Bruno Vespa.

Procedo così entusiaste il mio cammino alla scoperta di questa Mondadori sempre più calamitica.

Finiti gli scaffali delle Novità, la libreria cambia forma, muta ontologicamente.

Nell'arco di due metri un processo di metamorfosi spinge l'ormai abbandonata libreria ad un'evoluzione (o involuzione) in cartoleria prima, con matite, astucci, cartelle, frasi accattivanti "Make today Amazing", anche a tema natalizio (è questo il periodo d'altronde) e in negozio di dischi poi, con le ultime uscite del momento, Hit Estive e Grandi Capolavori della nostra epoca, il rap comunque è il genere che vende di più e che dunque fa da padrone.

Sul retro, quasi dimenticati da via Torino, sui cui si affaccia il lato ovest di questo nostro indefinibile Complesso, i Comics e Graphic-Novel, reietti della società, subalterni del resto alla grandezza dei più nobili compagni di reparto.

Termina qui la mia avventura.

L'edificio si smembra e svuota in una via ombrosa e umida, ricolma di muffa e muschio, ed io con il mio zaino e, direbbe il maestro, con i miei quattro stracci, fuggo via solo et pensoso.

Chissà che la FININVEST, da sempre impegnata nella lotta per la libertà d'espressione e per una più democratica libertà di pensiero (ossia la sua e basta), non renda questo marchio di fabbrica italiano ancor più glorioso, onorando del resto gli sforzi di chi ha saputo trasformare questo gruppo, con il duro lavoro, in un colosso nel campo del Dio-Denaro e della borsa. Il Cavaliere, a cui per altro forse spetterebbe una dedica ben più nobile di un semplice aeroporto, tra l'altro nel varesotto; magari proprio quella piazza Duomo dove sorge oggigiorno la nostra Mondadori di riferimento.

Ce lo dirà il tempo e soprattutto la presidente e dal 2024 cavaliere (tutti presidenti e cavalieri in famiglia, c'avranno il vizio) della segratese Arnoldo Mondadori S.p.A. Marina Elvira Berlusconi (diplomata in scuola "Paghitaria" e Quasi laureata in giurisprudenza prima e scienze politiche poi (che mi rendo conto, per carità di Dio, non significhi nulla (anche questo fra le altre cose comunque un vizietto di famiglia))) :)

Senza troppe pretese, anzi pochissime, il vostro TDV