Tra le attese e le critiche piovute, pochi giorni fa è uscito Deadbeat, l'ultimo album di Tame Impala, al secolo Kevin Parker. Quest'ultimo è un misterioso personaggio che si è iniziato a far largo con i suoi progetti dei primi anni dello scorso decennio, per poi avere il boom definitivo con il suo celebre lavoro "Currents".
Ormai è da molti anni il maggiore esponente della musica psichedelica, sia per quanto riguarda i numeri che per la concezione odierna di psichedelia in forma musicale, fatta di groove e effetti sonori carichi di echi e riverberi.
Tralasciando la discutibile qualità del disco, che pare voler rievocare delle sensazioni di nostalgia strizzando l'occhio a sonorità "disco" degli anni 70 e 80 e che fallisce nella maggior parte dei casi, la natura di questo progetto mi ha fatto sorgere delle domande.
La musica psichedelica pone le sue contorte radici negli anni sessanta, in un periodo storico teso, al confine tra l'ottimismo Peace and Love hippie e la fine dell'illusione pacifista data dalla tremenda guerra in Vietnam.
Fatto sta che, tra le divisioni ideologiche e le rivolte di piazza, in quel contesto stavano nascendo le più importanti star della storia della chitarra, personaggi che avrebbero rivoluzionato il modo di creare e di concepire la musica.
Tra le altre, la band che portò per prima la psichedelia nelle zone alte delle classifiche furono, tanto per cambiare, i Beatles.
George Harrison e John Lennon nel 1965 erano caduti vittime di uno scherzone del dentista del primo: durante una cenetta tranquilla, questo aveva diluito un po' di LSD nei loro bicchieri, a loro insaputa. Un bel prank seguito da tante belle risate e qualche visione.
E poi i due ebbero la brillante idea di condividere la loro insolita esperienza con gli altri membri del gruppo. Si spiega il cambio di look, che passa da giacche e cravatte e capelli a scodella a lunghi vestiti sgualciti e colorati e folte barbe che trasudano spirito hippie.
Ma il cambiamento più incisivo avvenne sotto l'aspetto artistico: tra le lunghe sessioni condite da esperienze psichedeliche, i quattro decisero di espandere il loro sound. Chiesero al loro ingegnere sonoro, Geoff Emerick, di far suonare gli strumenti come se non fossero strumenti. Come se non provenissero da questo pianeta.
Allora Harrison si è messo d'impegno: dopo 5 ore filate a provare un assolo, Emerick lo prese e lo riprodusse al contrario sul tape.
Grazie a questa tecnica, chiamata reverse guitar solo, i Fab Four diedero vita a due canzoni assolutamente innovative: I'm only sleeping e Tomorrow Never Knows, entrambe contenute in Revolver, album del 1966.
Iniziò un'epoca di grandi sperimentazioni, soprattutto quando si parla di chitarra elettrica. Stavano, pian piano, diventando star due personaggi che sarebbero poi diventati mostri dell'elettrica: Jimi Hendrix e Eric Clapton.
Il primo si colloca a metà tra l'essere il massimo esponente della scena psychedelic rock e uno dei pionieri più importanti per la nascita dell'hard rock.
Già il titolo del suo esordio "Are You Experienced?" sembra essere un avviso di quello che si troverà dentro: schitarrate cariche di feedback e una violenza virtuosa, condita da qualche lascito blues ancora percepibile e impuro, sporcato da novità sonore quasi grezze.
Il secondo, suo amico/mentore/ contemporaneo e collega Eric Clapton aveva pubblicato, nello stesso anno, "Disraeli Gears" con i Cream. Tra ambientazioni fucsia e confuse come la cover, Clapton si lascia andare a schitarrate e assoli wah wah, distorti e non ancora propriamente funk.
La fusione tra funk e psichedelia sarebbe arrivata qualche anno dopo, quando band come gli Sly and Family Stone e i Funkadelic emersero come principali esponenti dello psych-funk.
È probabilmente il primo tra i diversi generi psych ad avere dei testi politicamente attivi, come l'intero album There's a Riot Goin' On che, a parte qualche eccezione pop, critica e denuncia il malessere americano che era stato ormai scoperto dalla guerra in Vietnam.
Il picco dell'intero genere, per quanto mi riguarda, è contenuto in Maggot Brain, intro dell'eponimo album dei Funkadelic.
Al chitarrista Eddie Hazel, autore del colossale assolo di quasi 10 minuti, era stato chiesto di suonare come se gli fosse morta la madre. Non si sa se l'ispirazione sia nata da lì, ma Hazel sembra raccontarci di una tempesta, avendo come musa la sua chitarra, che pare mettersi a piangere.
Si chiude, con lo psychedelic funk, il periodo d'oro della chitarra elettrica come strumento principale per la psichedelia, dal momento che nello stesso periodo si stava diffondendo uno stile di musica estremamente patinato, raffinato, minimalista e con un approccio quasi da occhialone scientifico: la cosiddetta Space Music.
Il modo di guardare lo studio ora cambia. Il luogo dove si fa musica diventa anch'esso uno strumento, da analizzare attentamente e poi da plasmare a proprio piacimento.
Lo capirono i Floyd che, con The Dark Side of the Moon, divennero i maggiori esponenti del genere, creando un immaginario quasi cosmico, tramite effetti sonori ecolalici e una propensione ad assoli ultraterreni.
Era nata la musica dello spazio, da intendere come quel sentore di silenzio che galleggiava leggero in ogni traccia, che le rendeva ultraterrene e trascendenti. Come essere sospesi sopra un mare di silenzio.
Ci fu una sorta di decesso della musica psichedelica, fino a quando non si arrivò alla fine degli anni '80. In questo periodo, più precisamente dopo la Second Summer of Love del 1987, negli UK era rinata la passione di ascoltare la musica da impasticcati. L'Ecstasy spopolava e le piste da ballo erano più cariche che mai e c'era bisogno di una musica che catturasse due esigenze: sballarsi e ballare.
Vennero in aiuto principalmente due sintetizzatori: il Roland TB-303 e il Roland 808, utilizzatissimi per creare delle tracce Acid House. Veniva in questo modo alterato anche il concetto di trip, ora non più un momento di calma e apparente meditazione, ma una parossismo umano creato da movimenti poco consapevoli, decisamente irrequieti e sorprendentemente protratti fino alle prime luci del mattino.
L'Acid House (come un pò tutto il decennio anni '80) sembrava essere la causa principale della morte della chitarra, strumento arcaico che ormai pareva aver perso il proprio fascino tra i giovani fattoni.
Questa morte durò fino agli inizi degli anni '90: via i lyrics fatti come si deve, la voce diventa ora uno strumento e le chitarre devono sommarsi una con l'altra, creando strati confusi e convulsi, illeggibili e incomprensibili, incessanti e martellanti di un sound non ancora esplorato. Agli inizi degli anni 90, con lo Shoegaze, sono tornate in chiave più rumorosa le chitarre pseudo funk che avevano intrippato un'intera generazione più di vent'anni prima.
Dischi leggendari e ancora oggi molto discussi come Loveless dei My Bloody Valentine e Souvlaki degli Slowdive hanno rivoluzionato il mondo della musica rock, rendendo il rumore assordante un qualcosa di quasi etereo, lontano dal nostro pianeta. Forse per questa abilità di essere fortemente spirituale e caotico allo stesso tempo, lo Shoegaze, insieme al fratello più docile DreamPop, divenne un sottofondo perfetto per chi voleva farsi dei viaggi da altre parti.
Oggi le classifiche, tralasciando il caso eccezionale di Tame Impala, difficilmente contengono artisti che potrebbero essere definiti psichedelici. Nonostante ciò, da qualche anno ormai, la scena semi-underground pop ribolle di nuovi artisti che stanno portando avanti il genere.
Tra questi, i Magdalena Bay: il duo, composto da Mica Tenembaum e Matthew Lewin, sta rilasciando un progetto di qualità dopo l'altro ormai da mezzo decennio. I loro pezzi sembrano una raccolta di tutte le innovazioni fatte in precedenza: le loro melodie eteree pop circondate da atmosfere surreali e la potente voce di Mica contribuiscono insieme alla creazione immaginifica di un tunnel di vibrazioni sonore, con strumentali cariche di synths e groove. Se Tame Impala è da ascoltare dopo essere andati dal pusher, i Magdalena Bay sembrano lo stupefacente stesso.
Poi c'è gente strana come Grimes (ex compagna di Elon Musk, tra l'altro), la cui musica pare un canto delle sirene, un sentimento di rarefazione e decostruzione che eredita dal DreamPop l'utilizzo della voce come strumento, in un profluvio primitivo di parole e versi che permea di liquidità le tracce.
Anche se lo spirito della psichedelia pare essere un ricordo lontano (seppur non ancora sepolto), mai come al giorno d'oggi gli strumenti possono suonare come se non fossero strumenti. I Beatles lo avevano già capito 70 anni fa, ed è probabilmente questo l'obiettivo di tutta la musica psichedelica: allontanarsi dal comune e trascendere fino a dove è possibile trascendere. E oltre.